From Red Zone to Wine Zone

From Red Zone to Wine Zone

Our Italian friend Paolo Ciaberta could probably be mistaken for a gypsy or a drifter, butin reality we believe he is just a man built for adventure. He photographs and writes for publication around the globe and as far as we know he has never said no to a single assigning editors crazy requests for content.

We know the Italian lockdown was playing havoc with his mojo and that of i suoi amici in bicicletta (his bicycle riding friends), so we made sure when they came out of lockdown he was prepared to tell us the tale of being back on the road. We have left his somewhat strained English in place, because we couldn't bring ourselves to change a word of his story.

We hope you enjoy it, as much as we did: 

As often happens, the idea was born in the evening. Simone called me and said "the time has come," after months of confinement at home, early darkness, too many evenings watching Netflix and days planning future trips, it's time to get back on the bike to travel freely outside our city.

For the most part of world population, spaces had been drastically reduced as the possibility of traveling: global society, founded on movement, was confined at home. Only time advances undeterred and spring with him, and was the spring that welcomes our first bike trip after too many months of inaction.  

We are in the heart of Piedmont, a few kilometers from Turin in a territory with a deep-rooted local identity that has its roots in the remote Middle Ages and this, ladies and gentlemen, is the Roero.

The Tanaro is a river that cuts a territory in two parts, creating two separate worlds that look at each other with some suspicion, challenge each other, each perch around their bell towers according to the best Italian traditions: Langhe on the right bank of the Tanaro and Roero on the left bank.

Identity: "It's not Langa, it's not Monferrato; the Roero is a place unto itself ». Roero slow, because here the hills are gentle and invite you to enjoy the expanses without haste, without the obsession of the clock and the hassle of returning to the city. Roero of hills planted with wineyards, but not only. Certainly, however, that without the wineyard the Roero would not exist, and it's a matter of culture and passion, on these same hills today the symbolic wine of Roero is born, the white Arneis, a cheap wine born of a poor agriculture of pure subsistence, now has become the emblem of an oenology that challenges the noble competition of the Langhe?

But Roero is all here? Only rows, cellars, wine bars, distilleries, villages, bell towers? Wrong, because if it's true that the hills are gentle, this land that has always been a transit and crossroads of different roads suddenly turns out to be harsh, bizarre and wrinkled when you approach the so-called "fortresses", fissures formed in the ground at the time of the glaciations, morphological oddities due to the synergistic action of the earth that split and the water that washed away, an extraordinary paradise of contrasts in which you pass in a few hundred meters from the sand to the swamp through the vineyard and the wooded expanses. Here once was the sea, and the fossils that emerge from the ground are the silent but eloquent testimony.

We have chosen this area for the landscapes, for the wines and for the excellent gastronomy but above all because the conformation of the territory is perfect for cycling. An infinity of hills that chase each other in a continuous ups and downs ( in Italy we call it “eat and drink”), between roads that seem designed specifically for a nice ride, steep climbs but just as short, surrounded by vineyards and their fruits, in spring still little ones. After such a long time, finding ourselves among friends chasing the wind could only fill us with energy and joy, when you are used to freedom you do not even realize how important it is except when you are deprived of it and this applies to everything, for a lunch at a restaurant, to feel the wind in your face, for the scent of the flowers and then also for the healthy tiredness of the legs, which after months spent on a sofa them thanked us. We need a few things to live well and the freedom of cycling with friends is certainly one of them.

I don't think this pandemic will change mankind but certainly some habits have changed, I personally have noticed the "backyard"; it is not necessary to go far or look for the exotic to experience adventures, to immerse yourself in beauty, to discover new places, beauty is close to us and is often underestimated. Travel is not only measured in distance but also in depth.

 

Italiano

Come spesso accade, l’idea è nata di sera. Mi aveva appena chiamato Simone, il compagno di scampagnate e ci siamo detti “ è arrivato il momento ”, dopo mesi di reclusione casalinga, di buio presto, di serate davanti a Netflix e giornate a programmare i futuri viaggi è arrivato il momento di tornare in bici per viaggiare liberamente fuori dal nostro comune.

Per la maggior parte della popolazione mondiale gli spazi si erano drasticamente ridotti, così com’era svanita la possibilità di viaggiare: la società globale, fondata sullo spostamento, era confinata in casa. Solo il tempo avanza imperterrito e la primavera insieme a lui, ed è proprio la primavera ad accogliere il nostro primo viaggio in bici dopo troppi mesi di immobilismo. 

Siamo nel cuore del Piemonte, poche decine di chilometri da Torino in un territorio dalla radicata identità locale che affonda le radici nel remoto Medioevo e questo, signori, è il Roero.

Il Tanaro è un fiume che taglia in due un territorio creando due mondi separati che si guardano con qualche sospetto, si sfidano, si arroccano ognuno attorno ai propri campanili secondo le migliori tradizioni italiane: Langhe da una parte, riva destra del Tanaro e Roero dall’altra, sponda sinistra. 

Già, l’identità: «Non è Langa, non è Monferrato; il Roero è un luogo a sé». Roero slow, perché qui le colline sono dolci e invitano a gustarne le distese senza fretta, senza l’ossessione dell’orologio e l’assillo del rientro in città. Roero di colline coltivate a vigna, ma non solo. Certo però che senza la vigna il Roero non esisterebbe, ed è una questione di cultura e passione, su queste medesime colline oggi nasce il vino simbolo del Roero, il bianco Arneis, vino da quattro soldi figlio di una agricoltura povera di pura sussistenza, ora diventato emblema di una enologia che sfida la concorrenza blasonata delle Langhe. 

Tutto qui il Roero? Solo filari, cantine, enoteche, distillerie, villaggi, campanili, torri? Errore, perché se è vero che le colline sono dolci, questa terra da sempre di transito e crocevia di strade diverse si svela improvvisamente aspra, bizzarra e corrugata quando ti avvicini alle cosiddette "rocche", fenditure formatesi nel terreno all’epoca della glaciazioni, stranezze morfologiche dovute all’azione sinergica della terra che si spaccava e dell’acqua che dilavava, straordinario paradiso di contrasti in cui si passa in poche centinaia di metri dalla sabbia alla palude attraverso la vigna e le distese boschive. Qui un tempo c’era il mare, e i fossili che affiorano dal suolo ne sono la muta ma eloquente testimonianza.

Abbiamo scelto questa zona per il paesaggio, per i vini e per la gastronomia d'eccellenza ma sopratutto perchè la conformazione del territorio è perfetta per andare in bici. Un'infinità di colline che si inseguono in un continuo sali e scendi che in Italia chiamiamo mangia e bevi, tra strade che sembrano disegnate apposta per una bella pedalata, salite ripidissime ma altrettanto brevi, circondato dalle vigne e dai suoi frutti, in primavera ancora piccoli. Dopo così tanto tempo ritrovarsi tra amici ad inseguire il vento non poteva che riempirci di energia e gioia, quando sei abituato alla libertà non ti accorgi neanche di quanto sia importante se non quando ne vieni privato e questo vale per tutto, per un pranzo al ristorante, per sentire il vento in faccia, per il profumo dei fiori e poi si anche per la sana stanchezza delle gambe, che dopo mesi passati su un divano ci hanno ringraziato. 

Abbiamo bisogno di poche cose per vivere bene e la libertà di una pedalata con gli amici è sicuramente una di queste.

Non penso che questa pandemia cambierà il genere umano ma sicuramente alcune abitudini sono cambiate, io personalmente mi sono accorto del “giardino di casa”; non è necessario andare lontano o cercare per forza l'esotico per vivere delle avventure, per immergersi nel bello, per scoprire posti nuovi, la bellezza è vicina a noi e spesso la si sottovaluta. I viaggi non si misurano solo in distanza ma anche in profondità.   

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